Mugello. ‘Non fu riciclaggio’. Conclusione amara per l’azienda di Tagliaferri

1' di lettura 27/11/2014 - MUGELLO: Arriva a conclusione l’annosa vicenda del vicchiese Pietro Tagliaferri; che nel 2001 perse all’asta la sua azienda agricola ‘Moriano’ del valore di oltre un miliardo.

Il tutto causato da un debito di appena 19 milioni di lire.

Per questa vicenda, collegata alla ‘fallimentopoli’ fiorentina, era imputato per riciclaggio Domenico De Sensi, difeso dall’avvocato Antonio Voce. Imputato che è stato però assolto dal collegio giudicante della prima sezione penale del tribunale (presidente Profeta, a latere Scinicariello e Bonelli).

Non ci sarebbe, infatti, nessuna di fatti illeciti collegati a “quello strano giro di soldi che dalla Calabria finiva in Mugello” (come scrive oggi, giovedì 27 novembre, il quotidiano La Nazione).

Il giornale riporta anche le parole che scrisse il giudice per le indagini preliminari David Monti, ordinando alla procura dopo due richieste di archiviazione l’imputazione coatta di De Sensi: «poiché i miliardi non nascono dal nulla, in un nucleo parentale dove è appurato che uno dei fratelli truffa denaro per miliardi alla collettività e gli altri fratelli o stretti congiunti coevamente acquistano immobili e tenute di pregio in Toscana sempre per miliardi, ben si può ritenere integrata la prova della responsabilità».

Questa teoria, però, non è stata accolta dal collegio giudicante della prima sezione penale. In accordo anche con il pubblico ministero Alessandro Crini; che aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato. Tagliaferri si era costituito parte civile con l’assistenza dell’avvocato Roberto D’Ippolito.






Questo è un articolo pubblicato il 27-11-2014 alle 15:45 sul giornale del 28 novembre 2014 - 755 letture

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